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Il disagio di una corsa in metro, un giorno d’estate

Un carro bestiame forse? Un nuovo esperimento di sterminio di massa? Spingi, strattona, scalcia. Forza, dovrei avere anche il secondo braccio dentro. Si. Ed ecco che si giunge alla fermata successiva, un altro girone dantesco.

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metro roma folla

La metro non passava da 17 minuti, poi, in lontananza, due fari gialli in fondo al tunnel.
Un misto di sensazioni. Stupore, euforia, preoccupazione: riuscirò a prenderla?
No, proprio no: “Si prega di allontanarsi dalla linea gialla, il treno in arrivo non effettua servizio passeggeri”.
Così, di nuovo, altri 5 giri d’orologio in preda alla suspence. 1, 2, 3, 4, 5.
Eccola, arriva. Ma che arriva?
Un carro bestiame forse? Un nuovo esperimento di sterminio di massa?
Spingi, strattona, scalcia. Forza, dovrei avere anche il secondo braccio dentro. Si.
Ed ecco che si giunge alla fermata successiva, un altro girone dantesco. Il risucchio della massa è lo stesso che provocano le navi mercantili sullo stretto di Messina. Per chi cerca di restare all’interno, solo pugni, borsate, unghiate.
Già.
Finché si palesa lui. Lui: l’uomo dall’ascella asfissiante. Un misto tra cipolla e scalogno, quello tanto osannato da Cracco, per capirci.
Non ce la faccio, svengo, devo scendere.
Si scendo. Anzi no.
“Aho chicco e vedi un po’ de annattene più in là, me so venduto un rene pe’ salì, ce manca solo che vomito pe’ colpa tua che non te lavi dalla cena della Vigilia”.
Il signor Gustavo, l’eroe di questa ennesima giornata di stenti.
Grazie.

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