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Impressioni di settembre

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roma lettura in metro

Stamattina, come ogni mattina, prima di scendere in banchina e cominciare la lunga attesa della metro ho preso un giornalino free press.
Solita mondezza, soliti errori di battitura non corretti, soliti articoli-non articoli. Ma poco male (almeno la gente ha modo di allenarsi a leggere qualcosa, penso sempre).

In prima pagina, stranamente, avevano fatto in tempo a pubblicare la notizia delle elezioni in Germania e per l’occasione un povero cristo si era impegnato ad analizzare e condannare la risalita dell’ultradestra a terzo partito.
Chi l’ha letto? Nessuno. I giornali si sfogliano mica si leggono eh (per tornare all’illusione di prima).
Sotto alla foto che raffigurava il faccione tondeggiante della Merkel, con meno rilievo, faceva capolino anche un commento di Salvini: “Ora tocca a noi!”.
Chi l’ha letto? Nessuno. I giornali si sfogliano mica si leggono eh (parte due).


Intanto il vagone si era riempito e io cercavo disperatamente un vecchietto brontolone con cui poter attaccare bottone e sfogare la mia rabbia prima della conclusione del tragitto.
L’ho cercato invano, fino a quando una manina scura si è attaccata al mio braccio e ha preso a giocare con le borchie del giacchetto di jeans. La mamma, eritrea, nel frattempo mi sorrideva e sui denti bianchi a tratti venivano coperti dai ricci di quella peste meravigliosa.
All’apertura delle porte mi hanno salutato e alle loro dita si sono aggiunte quelle di uno studente peruviano, che stava di fianco a una coppia giapponese (la quale aveva ceduto il posto a una nostra connazionale incinta).
Mi sono voltata, sono scesa e ho ripensato al tentativo del “povero cristo” che aveva scritto il pezzo: speriamo che dove non arrivano le parole, arrivino almeno i fatti e la quotidianità.

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