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Statale 36 del lago di Como e dello Spluga, la strada più pericolosa d’Italia

La strada statale 36 del lago di Como e dello Spluga è stata confermata dall’Aci come la strada extra urbana più pericolosa d’Italia. Secondo uno studio condotto dall’Aci infatti sulla suddetta strada si verificano 7,6 incidenti al chilometro, contro la media nazionale di 0,6. Praticamente un incidente al giorno.

Mercoledì è avvenuto l’ultimo di una lunga serie di incidenti. Se ne sono contati 311 nel 2017, 180 nel tratto tra Cinisello Balsamo e il Passo dello Spluga passando da Colico e Chiavenna. La strada extraurbana è lunga 141 chilometri e da tre corsie la carreggiata si riduce a due nel Lecchese.

L’ultimo incidente è avvenuto proprio in provincia di Lecco, a Civate, dove si è verificato un violento tamponamento tra più veicoli; per fortuna nessun morto ma solo 3 feriti. Ancora due settimane fa è avvenuto uno scontro tra due mezzi pesanti a Briosco, dove un camion con rimorchio si è ribaltato ed è finito contro il guard rail.

Statale 36 del lago di Como e dello Spluga, la strada più pericolosa d'Italia

La strada extraurbana 36 è una strada che viene percorsa ogni giorno da automobilisti che si dirigono a lavoro oppure che nel fine settimana si recano al lago o alle località turistiche della Valtellina. In particolare è l’unica strada che consente di raggiungere le località sciistiche di Bormio e Livingo, che potrebbero ospitare nel 2026 le Olimpiadi invernali. Di qui la grande importanza di questa arteria.

I punti più pericolosi sono quelli che si trovano nei pressi di curve e ponti. In particolare il chilometro in cui si sono registrati più incidenti è in Brianza tra Desio e Lissone dove si sono verificati 24 incidenti. In questo punto infatti si trova una curva che arriva dopo un lungo rettilineo. Nonostante il limite sia a 110 km\h molto spesso non viene rispettato.

Secondo il comandante della polizia stradale di Lecco “La velocità non è commisurata alla tipologia di arteria. Si corre troppo e i 90 chilometri orari spesso sono considerati dagli automobilisti il limite minimo e non quello massimo. La distrazione, il cellulare il principato imputato, fa il resto”.

Foto Corriere Milano

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